Interviste

La nostra prima intervista: “Atelier sul Brenta”

Si definisce “sarta naturale”, i suoi abiti sono ispirati alle donne in letteratura e sono intrisi di poesia e femminilità.
Si intuisce che dietro a tutto ciò c’è una donna straordinaria.
Abbiamo sentito il desiderio di conoscerla meglio e le abbiamo fatto alcune domande.
Ha acconsentito con grazia.

Quando e come hai iniziato a cucire?
Ho iniziato da quello che a me sembra pochissimo tempo, ormai sono tre anni. Ho fatto una scuola di cucito, perché volevo imparare bene, in tempi non troppo lunghi e assiduamente. È stato proprio così, perché dal primo giorno di lezione non ho più posato l’ago.

Cosa stai realizzando ora?
Ora sto cucendo gli abiti primaverili ed estivi. La collezione che è disponibile ora in realtà è stata disegnata e prodotta in parte già da gennaio, si è aggiunto poi qualche pezzo, più estivo ma direi che il bello dei capi che produco è che possono essere indossati in tutte le stagioni.

Ci descrivi il tuo atelier?
L’Atelier sul Brenta è casa mia. Nel senso che vivo e lavoro nello stesso posto. È una microcasa dei primi del ‘900, con tante finestre che affacciano sul naviglio del fiume Brenta, in riviera. Al piano di sopra ho una stanza che ho adibito ad atelier, per arrivarci ci sono delle scale un po’ ripide che dovrei cambiare, però così mi sento molto Jo March. Ho un giardinetto che mi regala rose a profusione, qualche ciliegia e molte mele che puntualmente in autunno metto nelle torte. Vivo con due gatti che si fanno vedere solo per mangiare e il mio cane Remus, che si chiama così in onore del miglior insegnante di difesa contro le arti oscure che Hogwarts ha mai avuto ( 😜 ).

C’è un abito che ami particolarmente?
Il mio abito preferito è senza dubbio l’abito Jo. È semplicissimo, liscio, impreziosito solo da piccoli bottoni. E pensa che non ne ho nemmeno uno per me! Devo provvedere. Mi piace talmente tanto che penso terrò il modello anche per l’autunno inverno.


Quali scrittori ammiri e in che modo hanno influenzato i tuoi lavori?

Vivo di letteratura, non potrei farne a meno. Non saprei nemmeno pensare a quanto mi hanno influenzato i romanzi nella vita, sia lavorativa che privata. Penso che le mie preferite sono sempre le donne, hanno un modo di raccontare il mondo così delicato e personale. Penso a Jane (Austen), a Virginia (Woolf) e a Maeve (Brennan), tra le tante. Mi piace chiamarle con il solo nome, come fossero amiche che non vedo mai.

È evidente una grande attenzione ai tessuti, soprattutto a quelli naturali.
Ti lasci ispirare dalla stoffa oppure parti dalla creazione del modello e selezioni il tessuto più adatto?

I modelli sono selezionatissimi. Disegno un modello, e se mi piace e passa la prova comodità e vestibilità, lo metto in vendita. Per questo parto sempre dal modello e cerco poi il tessuto più adatto. La cosa bella che mi sta capitando è che tutto ormai combacia alla perfezione, e i modelli rispecchiano benissimo la scelta dei tessuti, sempre naturali.

Insegni cucito a donne in difficoltà e future mamme.
Come è nata e come definiresti questa esperienza?

È stata una delle più belle esperienze lavorative che io abbia mai fatto. Ormai siamo quasi alla fine del corso (che finirà a luglio), e devo dire che ho insegnato ma ho anche imparato tanto. Queste donne mi hanno trasmesso tanta forza, mi hanno messo alla prova, ne sto uscendo cambiata e con un bagaglio più profondo. Spero che il progetto raccolga altri fondi per poter continuare, perché spesso non lo sappiamo, ma i migranti non sono una difficoltà per il nostro paese ma una risorsa. Che può essere preziosa. L’importante è lavorarci insieme perché l’integrazione avvenga. E l’integrazione è sempre crescita.


Che ruolo hanno i social nella tua attività?

Fondamentale. Pubblicizzo i miei prodotti solamente con i social. E vi dirò la verità, ogni tanto non li sopporto, però mi chiedo in un’altra epoca come avrei fatto.
Sarebbe senz’altro stato più difficile.

C’è una frase di una scrittrice o di uno scrittore che vuoi condividere con noi?
Beh la frase di battaglia dell’atelier è : “I’m Rooted but I flow”, “sono radicata ma scorro”. È una frase di Virginia che adoro! Secondo me parla delle donne, dell’essenza della femminilità. Di quanto grandi riusciamo ad essere.

Dove si possono acquistare i tuoi abiti?
Per il momento gli abiti dell’atelier sul Brenta li trovate solamente online.
Il link al negozio è: http://ateliersulbrenta.tictail.com
Le novità vengono tutte segnalate su Instagram (in minima parte su Facebook).

Potete anche venirmi a trovare prendendo appuntamento per email o messaggio sui social, purtroppo però non ho quasi mai nulla di pronto da farvi provare perché cucendo da sola tutto il mio tempo è occupato dagli ordini online.

Lasciaci i tuoi contatti
Instagram: https://www.instagram.com/ateliersulbrenta/
Shop online: http://ateliersulbrenta.tictail.com/
Blog: https://ateliersulbrenta.com/
Email: ateliersulbrenta@gmail.com

 

1 thought on “La nostra prima intervista: “Atelier sul Brenta”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.